comunità energetiche europee

Comunità energetiche: uno sguardo al panorama europeo

Intervista a Dirk Vansintjan, presidente di Ecopower, per scoprire la storia della più grande delle comunità energetiche europee

Le comunità energetiche o cooperative energetiche sono associazioni tra più soggetti (cittadini, pubbliche amministrazioni o piccole e medie imprese locali) che decidono di unire le proprie forze e realizzare degli impianti di produzione energetica condivisi per raggiungere l’autosufficienza energetica.
Le comunità energetiche più antiche furono fondate alla fine del 1800 e, storicamente, l’autoconsumo come modello di indipendenza energetica rappresentava la soluzione ad un problema comune: alla fine del 1800 infatti, le grandi aziende fornitrici di energia collegavano solamente i centri abitati e non le zone più rurali, quindi, gli abitanti delle periferie trovarono nelle comunità energetiche la soluzione per poter usufruire di energia nelle loro case e attività.
Alcune delle comunità energetiche più antiche sono ancora oggi attive: in Trentino-Alto Adige, ad esempio, ci sono più di 30 cooperative energetiche con più di 100 anni di storia. Anche in Spagna, Portogallo, Germania, Svizzera e Belgio, ci sono cooperative energetiche che esistono ancora oggi, nonostante siano passati tantissimi anni.
Abbiamo avuto il piacere di intervistare Dirk Vansintjan, Co-fondatore della cooperativa energetica belga Ecopower, per farci raccontare l’esperienza della più grande tra le comunità energetiche europee.

Come nasce Ecopower, la più grande comunità energetica europea?

Ecopower nasce negli anni 80 per rispondere al bisogno di autonomia energetica instauratosi nei cittadini belgi a seguito della liberalizzazione del mercato energetico da parte del governo. Come me, molti miei connazionali vedevano nell’energia rinnovabile un’alternativa più che valida alle fonti di produzione energetica tradizionali.

Quali sono stati i primi passi nella storia di Ecopower?

Abbiamo avviato le prime attività negli anni ‘80 come società no-profit con la ristrutturazione di due centrali idroelettriche nel centro del Belgio. All’inizio eravamo una decina di persone e nel 1991 abbiamo fondato Ecopower grazie al capitale investito da circa 30 persone che hanno creduto fin da subito nel nostro progetto di indipendenza energetica. Nel corso degli anni abbiamo cercato di ampliare il nostro operato anche inserendoci nel conteso dell’energia eolica: c’era un parco eolico sperimentale del governo in vendita ma ancora il contesto economico belga non era pronto. Per inserire anche l’eolico nella nostra comunità energetica abbiamo dovuto aspettare fino alla fine degli anni ’90, momento in cui il contesto politico ed economico ci ha permesso di investire anche in questo settore.

Nel 2003 è arrivata la direttiva europea per la liberalizzazione del mercato elettrico e la legislazione belga finalmente consentiva al produttore di energia di essere anche un fornitore: i Soci di Ecopower decisero di diventare fornitori e da quel momento la cooperativa è cresciuta ad un ritmo costante, coinvolgendo sempre più persone in base all’aumento della produzione energetica dei nostri impianti.

Avete riscontrato delle difficoltà all’avvio del vostro progetto di autosufficienza energetica?

Iniziare il nostro percorso non è stato per niente facile in quanto il contesto legale belga non era a nostro favore e lo stesso mercato energetico non prevedeva spazio per le comunità energetiche: gli unici due soggetti che ne facevano parte erano i fornitori di energia elettrica e gli installatori di impianti rinnovabili. Ecopower si voleva inserire come collegamento tra questi due soggetti, ma non era molto ben vista: ci è capitato di produrre molta più energia di quanto i nostri Soci potessero consumare, abbiamo chiesto l’autorizzazione per venderla sul mercato ma ci è stata negata dicendoci che non essendo fornitori non potevamo svolgere questo servizio.

E oggi invece, che dimensioni ha raggiunto la vostra comunità energetica?

Ad oggi contiamo quasi 70.000 Soci e forniamo circa il 2% del fabbisogno energetico domestico del Belgio. La tariffa che proponiamo ai nostri Soci è il prezzo di mercato: come cooperativa infatti, non abbiamo mai voluto fare profitto. Il nostro scopo è quello di fornire ai nostri Soci energia rinnovabile grazie a impianti condivisi locali, aiutandoli a raggiungere l’autosufficienza energetica. Al momento la nostra tariffa è più conveniente del 40% rispetto alle altre offerte presenti sul mercato elettrico belga. Possiamo proporre questa tariffa perché abbiamo raggiunto un punto di equilibrio tra quello che produciamo e quello che forniamo, ma non è sempre così: nel 2021, ad esempio, abbiamo dovuto comprare energia ad un prezzo molto alto e abbiamo quindi fermato l’acquisizione di nuovi Soci.

Secondo lei, le comunità energetiche possono rappresentare una spinta alla transizione energetica in Europa? Come?

La transizione energetica sarà possibile nel mio Paese e in Europa solo se i cittadini verranno coinvolti in questo processo e ne vorranno prendere parte in modo attivo. Inoltre, il valore che questo tipo di modello energetico crea, dovrà essere diffuso. Gli impianti di produzione dovranno essere collocati vicino alle persone, dovranno essere il più locali possibili e anche la proprietà degli impianti dovrà essere il più locale possibile. La transizione energetica deve avvenire a livello locale, con la distribuzione del valore generato sul territorio, è questo il messaggio che dobbiamo trasmettere.

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