Il verde pensile bellezza e benefici

 Innovazione green nella ridurre delle dispersioni di calore 


L’Università di Plymouth, una città portuale nel sud dell’Inghilterra, ha analizzato e dimostrato che le pareti rivestite con verde pensile che tanto apprezziamo, non sono solo uno spettacolo per gli occhi, ma riescono anche a contribuire alla riduzione del nostro impatto sul Pianeta. Queste soluzioni sono infatti in grado di ridurre fino al 30% le dispersioni di calore degli edifici, a differenza delle pareti tradizionali. Questo dato risulta molto incoraggiante, soprattutto pensando al peso complessivo delle emissioni nocive, sul quale siamo chiamati ad intervenire.

L’esperimento si inserisce all’interno del più ampio progetto Sustainability Hub: Low Carbon Devon, condotto dal professore Matthew Fox. Questo programma studia soluzioni a basse emissioni di carbonio attraverso la ricerca e il sostegno alle imprese del territorio. L’esperimento ha messo a confronto due porzioni dello stesso edificio, la prima sezione era stata rivestita con del verde pensile, mentre la seconda era rimasta nella sua versione originaria. Dopo alcune settimane di attento monitoraggio, i ricercatori hanno verificato che la quantità di calore persa dal muro rivestito con la facciata vivente era minore rispetto alla porzione tradizionale e che le temperature interne solo alla porzione ricoperta da verde pensile erano rimaste stabili, dimostrando come anche i consumi energetici per il riscaldamento ne favoriscano.

Il dottore Thomas Murphy, ricercatore del progetto Low Carbon Devon ha affermato che  “I muri viventi possono offrire una migliore qualità dell’aria, riduzione del rumore e maggiore salute e benessere. La nostra ricerca suggerisce che il verde pensile possa anche fornire un significativo risparmio energetico per aiutare a ridurre l’impronta di carbonio degli edifici esistenti. Tuttavia, è ora necessaria un’ulteriore ottimizzazione di questi sistemi di pareti viventi per aiutare a massimizzare i benefici ambientali e ridurre alcuni dei costi di sostenibilità“.


Foto di Lina Kivaka da Pexels

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