COP21, una storia con un lieto fine?

Alle 19:32 di sabato 12 dicembre si è conclusa a Parigi la XXI° Conferenza della Parti (COP21) e il grande risultato ottenuto è che l’accordo è stato sottoscritto da tutte le nazioni che vi hanno preso parte. Ma la Conferenza di Parigi ha portato grandi novità, svolte, aspettative ma anche delusioni. Cerchiamo di inquadrare gli elementi principali.

L’obiettivo ambizioso è quello di mantenere sotto i 2°C la crescita delle temperatura media mondiale al 2100 rispetto all’era preindustriale, perseguendo ogni sforzo per poter raggiungere il target di non superare i 1.5°C di aumento.

Il concetto di “decarbonizzazione” (ovvero passare a fonti energetiche prive di carbonio) non è contenuto nel testo dell’accordo, bloccato dal veto di Arabia Saudita ed India.

È prevista una revisione periodica degli obiettivi e dei mezzi: la prima sarà nel 2025 e da lì in poi ogni 5 anni. 100 miliardi di dollari sono la quota indicata come obiettivo minimo da stanziare entro il 2020 per combattere efficacemente il riscaldamento del pianeta.

Inoltre vi è da sottolineare come l’accordo non sia vincolante per i firmatari. Non vengono infatti indicate alcune sanzioni, o alcuni tribunali o enti di sorveglianza, e nessun obbligo specifico per gli stati: sono delle semplici promesse scritte su carta.

Perché allora si è acclamato il successo di un accordo non vincolante e che pone al 2025 la prima revisione migliorativa? Per capirlo si citano due fatti, presi da molti, come rappresentativi dell’importanza di questo evento:
• la Exxon, ovvero la più grande compagnia petrolifera americana, in Italia conosciuta come Esso, ha avuto un immediato tonfo in borsa, dovuto proprio alla delibera dell’accordo;
• il Governo Federale Tedesco si è mosso ed ha dichiarato che entro l’anno prossimo sarà varato il piano di decarbonizzazione della nazione.

L’effetto della COP21 è stato ben riassunto quindi, nelle parole di Kumi Naidoo, direttore esecutivo di Greenpeace International, che ha sottolineato come “questo accordo rimarrà nella storia perché mette i combustibili fossili dalla parte sbagliata”. Per la prima volta infatti tutte le nazioni partecipanti, nessuna esclusa, hanno preso coscienza della propria responsabilità, collettiva ed individuale, e si sono formalmente impegnate verso un obiettivo che le accomuna.

Di fatto però il deperimento delle condizioni ambientali del pianeta forse suggeriva la persecuzione di sforzi maggiori ed in tempi più brevi, come chiedevano d’altronde numerose ONG. A riguardo infatti il 2025 viene visto come troppo lontano, il che comporta un ulteriore aggravio delle condizioni e del costo per porvi rimedio. È indubbio che la direzione indicata è quella giusta, e la forma non vincolante dell’accordo suona esattamente come una sirena che chiama a raccolta la società civile: ora tocca a noi singoli lavorare e compiere scelte che obblighino i governi, ma soprattutto il sistema, a virare nella direzione scelta a Parigi e farci uscire dalla dipendenza dalle fonti fossili.

Scarica qui il testo dell’accordo sottoscritto a Parigi.

 

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