Cosa sono le microplastiche? Cause, rischi e come ridurle
Ne sentiamo parlare sempre più spesso: al telegiornale, sui social, alla radio, sulle riviste cresce l’allarme per le…

02/04/2026Ne sentiamo parlare sempre più spesso: al telegiornale, sui social, alla radio, sulle riviste cresce l’allarme per le cosiddette “microplastiche”. Questo termine sta entrando rapidamente nel linguaggio comune, anche se ancora non tutti hanno chiaro di cosa si tratti davvero.
Del resto, però, parliamo di un nemico effettivamente invisibile: tanto piccolo (micro, appunto) da essere impercettibile per l’occhio umano. Le microplastiche sono ovunque – acqua e aria, alimenti, vestiti – ma non ce ne accorgiamo. Ecco perché è importante conoscerle.
Microplastiche: cosa sono?
Le microplastiche sono dei piccolissimi frammenti di plastica, con una misura inferiore ai 5 millimetri. Alcune di queste particelle sono così piccole da poter essere visibili sono con un microscopio: si parla in questo caso addirittura di nanoplastiche, ancora più insidiose perché capaci di penetrare più in profondità nei tessuti biologici.
Le microplastiche si dividono in due categorie principali:
- microplastiche primarie. Sono quelle particelle plastiche prodotte appositamente e volontariamente in piccole dimensioni, per uso industriale o cosmetico (rientrano quindi in questa categoria le microsfere presenti in alcuni scrub, detergenti, dentifrici e prodotti per la cura del corpo);
- microplastiche secondarie. Derivano dalla frammentazione di oggetti plastici più grandi – bottiglie, sacchetti, imballaggi – che, esposte agli agenti atmosferici, ai raggi UV e all’azione meccanica delle onde o del vento, si rompono progressivamente in pezzi sempre più piccoli. Sono secondarie anche le fibre sintetiche rilasciate dai capi di abbigliamento in poliestere, nylon e acrilico durante i lavaggi in lavatrice.
Se le microplastiche primarie svolgono quindi una funzione specifica e sono ridotte a singoli settori, quelle secondarie sono molto più diffuse e fuori controllo.
In che modo si disperdono nell’ambiente?
Fare la raccolta differenziata ci ha sicuramente aiutato a renderci conto di quanta plastica utilizziamo (e gettiamo). Ogni giorno vengono prodotte, utilizzate e scartate quantità enormi di materiale plastico, che solo in minima parte viene adeguatamente smaltito.
Secondo una recente ricerca dell’OCSE (l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) nel 2022 sono stati prodotti 430 milioni di tonnellate di plastica. Un dato che negli ultimi anni è cresciuto ulteriormente, anche a causa di una pericolosa tendenza verso l’usa-e-getta persino in ambiti storicamente meno scalfiti da questi meccanismi, come il settore moda.
Il largo uso di plastica, unito al suo scorretto smaltimento, concorre alla formazione di tonnellate di microplastiche. Tuttavia, il problema è ancora più profondo. La pervasività dei materiali plastici, utilizzati ormai per la realizzazione di un numero enorme di prodotti di ogni tipo, fa sì che anche nella vita quotidiana avvengano dispersioni difficili da evitare.
Ogni lavaggio in lavatrice di un capo sintetico rilascia in media centinaia di migliaia di microfibre nell’acqua, che i sistemi di depurazione attuali non riescono a trattenere completamente. Gli pneumatici delle automobili, consumandosi sull’asfalto, generano polveri microplastiche che si depositano sul suolo e vengono trasportate dalla pioggia nei corsi d’acqua. L’uso di alcuni prodotti detergenti per la pulizia della casa spesso causa la dispersione di microplastiche primarie, che finiscono poi nelle acque.
È così che queste particelle arrivano nei mari, sui ghiacciai, sul suolo agricolo, in atmosfera e anche, naturalmente, nel nostro corpo.
Quali sono i rischi?
Le microplastiche, a causa della loro dimensione e diffusione, rappresentano un rischio sia per l’ambiente che per la nostra salute.
I rischi per l’ambiente
L’impatto ambientale delle microplastiche è significativo. Non è semplice inquinamento, quanto piuttosto un avvelenamento lento e invisibile delle acque, delle terre e dell’aria.
Negli ecosistemi marini, le microplastiche vengono spesso scambiate per cibo: plancton, molluschi, ma anche pesci e tartarughe ingeriscono queste particelle ignari del danno che provocano al loro organismo. A lungo andare, l’assunzione di microplastiche causa in questi animali danni fisici interni, riduzione dell’appetito, alterazioni ormonali e riproduttive e, infine, morte.
Quando disperse nel suolo, causano una seria compromissione della struttura del terreno, alternando l’attività dei microrganismi presenti in esso e la capacità delle piante di assorbire acqua e nutrienti.
Inoltre, le microplastiche agiscono come spugne: assorbono sostanze tossiche presenti nell’ambiente, come pesticidi e metalli pesanti, che possono poi entrare nella catena alimentare.
Il risultato è un effetto a cascata che coinvolge l’intero ecosistema, fino ad arrivare all’uomo.
I rischi per l’uomo
La ricerca sta ancora studiando gli effetti delle microplastiche sulla nostra salute, ma alcuni primi studi ci invitano alla prudenza.
Secondo una recente ricerca pubblicata su Nature Medicine (2024), ci potrebbe essere una correlazione tra la presenza di microplastiche nelle arterie carotidi e la crescita del rischio di infarto e ictus.
I meccanismi d’azione sono ancora oggetto di studio, ma le evidenze accumulate indicano che le microplastiche potrebbero essere causa di:
- infiammazione cronica nei tessuti;
- alterazione del sistema endocrino, specie in relazione alla produzione ormonale;
- introduzione di sostanze chimiche tossiche nell’organismo;
- danni alle cellule attraverso stress ossidativo.
Quindi, come dice il detto, meglio prevenire che curare: ridurre le microplastiche è un’azione che dobbiamo fare non solo per l’ambiente, ma anche per la nostra stessa salute.
Come ridurre le microplastiche?
Anche se il problema dovrebbe essere risolto a monte – con una riduzione dei materiali plastici utilizzati dalle industrie, la ricerca verso alternative sostenibili, la promozione di un corretto smaltimento e l’informazione – ognuno di noi può fare la sua parte nella riduzione delle microplastiche.
Si può partire da semplici scelte individuali e dall’abbandono di cattive abitudini che, sommate, possono contribuire al cambiamento. Qualche suggerimento:
- Scegli abbigliamento in fibre naturali (lino, cotone organico, lana) per i tuoi nuovi acquisti;
- Lava i capi in tessuti sintetici con appositi sacchi da bucato, che trattengono le microplastiche ed evitano la loro dispersione;
- Cerca di ridurre l’uso della plastica usa-e-getta, preferendo soluzioni riutilizzabili e in materiali più resistenti (acciaio, legno, vetro);
- Abbandona l’acqua nelle bottiglie di plastica e bevi quella del rubinetto, meglio ancora se con sistemi di filtraggio e depurazione certificati;
- Fai attenzione ai prodotti cosmetici e per l’igiene che compri: evita quelli che contengono polietilene (PE), polipropilene (PP) o nylon tra gli ingredienti;
- Ricicla correttamente la plastica e non disperderla in giro;
- Sostieni associazioni ambientaliste e/o partecipa a iniziative di pulizia ambientale.
Nessuna di queste azioni, presa singolarmente, risolve il problema. Ma anche piccoli cambiamenti, se adottati da molte persone, possono generare un impatto significativo.


