Secondo la Corte Costituzionale lo “Spalma incentivi” è legittimo

La Corte Costituzionale ha dichiarato infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 26, commi 2 e 3, del decreto cosiddetto “Spalma incentivi“, per quanto concerne l’energia prodotta da impianti fotovoltaici.

Lo ha riferito la stessa Consulta con una nota a margine dell’udienza pubblica in Corte Costituzionale che si è tenuta il 6 dicembre, a cui era stata chiamata anche l’azione promossa da Assorinnovabili, l’associazione dei produttori di energia rinnovabili e da Confagricoltura, che avevano mosso la questione di legittimità costituzionale del Decreto.

Una legge, entrata in vigore a inizio 2015, che aveva imposto retroattivamente la riduzione degli incentivi riconosciuti dal Conto energia per gli impianti di taglia superiore a 200 kW. I proprietari si erano trovati a dover scegliere tra diverse opzioni, tra cui quella che prevedeva una diminuzione dell’incentivo rispetto alle tariffe già concordate e una sua spalmatura su un periodo di tempo di 24 anni e non di 20, o una tariffa rimodulata in un arco di tempo di venti anni.

A richiedere l’intervento della Corte Costituzionale è stato il Tar del Lazio, dopo il ricorso presentato da Assorinnovabili e Confagricoltura.

Già in passato il Presidente della Corte Costituzionale Valerio Onida aveva dichiarato il decreto incostituzionale perché “violerebbe sia le norme costituzionali in materia di retroattività e di tutela dell’affidamento, sia gli obblighi internazionali”. Ma a quanto pare non è stata dello stesso parere la Corte Costituzionale!

Le associazioni di categoria, in attesa di leggere le motivazioni della sentenza, si sono dichiarate pronte a percorrere la strada di un’azione a Strasburgo, dinnanzi all’Europa.

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