Idrogeno dai rifiuti, un lavoro di squadra per alghe e batteri

Un gruppo di biochimici ha aumentato la produzione di idrogeno da fonti organiche combinando il lavoro dell’Escherichia coli con quella dell’alga verde Chlamydomonas reinhardtii.

Produrre idrogeno in maniera sostenibile e con un’alta efficienza è uno dei chiodi fissi della ricerca energetica verde. Un passo avanti in tale senso potrebbe essere arrivato in questi giorni dal Dipartimento di biochimica e biologia molecolare dell’Università di Cordova. Qui gli scienziati Neda Fakhimi, Alexandra Dubini e David González Ballester hanno trovato un modo efficace per aumentare la produzione biologica di questo vettore.

L’idea alla base del lavoro era quella di riuscire a far collaborare due differenti tipo di microrganismi sulla sintesi del bioidrogeno, la scelta è ricaduta sulla Chlamydomonas reinhardtii, un’alga eucaristie unicellulare e sul batterio Escherichia coli.

Quando l’alga lavora da sola, produce idrogeno attraverso la fotosintesi mentre i batteri lo ottengono attraverso la fermentazione dello zucchero. Gli scienziati hanno scoperto che la chiave della sinergia tra questi due microorganismi è rappresentata dall’acido acetico. Questo acido, oltre a fornire il tipico odore e il sapore dell’aceto, è uno dei sottoprodotti del metabolismo batterico; quando si accumula nella cellula, provoca l’arresto del meccanismo di fermentazione e, quindi, anche la produzione di idrogeno.

Ed è esattamente in questa fase che entra in gioco la Chlamydomonas reinhardtii: la microalga, infatti, sfrutta proprio l’acido acetico per produrre idrogeno in maniera più efficiente. In altre parole, beneficia di ciò che non serve ai batteri, creando un sistema sinergico.

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