RiceHouse, dagli scarti alla bioedilizia

Una startup italiana trasforma gli scarti derivanti dalla lavorazione del riso in materiali per la bioedilizia adatti a tutti i tipi di costruzioni.


Da un’idea di Tiziana Monterisi che si è interrogata sugli scarti delle risaie del territorio biellese che rimanevano sui campi, destinati a essere bruciati, perché inadatti all’allevamento, è nata Ricehouse, dal chicco alla casa.

Grazie a questa realtà imprenditoriale, gli scarti si trasformano in materiali per la bioedilizia adatti a tutti i tipi di costruzioni, facendosi largo nel mercato sostenibile.

La startup commercializza nuovi materiali e realizza nuovi prodotti, dal telaio in legno e paglia di riso a termo intonaci, malte, massetti alleggeriti e finiture in lolla-calce, che trovano nello scarto della lavorazione del riso uno dei loro componenti principali.

I sottoprodotti dell’agricoltura diventano così un giacimento di energia pulita e rinnovabile. Grazie alla miscela di calce, lolla e paglia i prodotti RiceHouse sono infatti molto leggeri, altamente termici, interamente naturali, traspiranti e sani. Si distinguono poi per la loro facilità di posa e sono indicati per tutte le tipologie di intervento, dalle ristrutturazioni alle nuove costruzioni.

Ma non si tratta solo di nuovi materiali per un’edilizia sana, ma anche un nuovo modo etico e tecnologicamente avanzato di far tornare la casa a essere un organismo vivente e inserirla in un contesto di economia circolare.

Le materie prime vengono prelevate dall’ambiente, trasformate, utilizzate, smaltite e re-immesse nell’ambiente stesso da cui sono state prelevate. E in alcuni casi, come dimostra il caso RiceHouse, la loro gestione diventa un’attività economica in grado di sostenere la filiera industriale e alimentare le esigenze di un mercato innovativo ed emergente.

Foto di Monsterkoi da Pixabay 

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