Sharing economy: un fenomeno nuovo con radici antiche

La sharing economy sembra essere oggi il modello economico del futuro: incentrata sull’accesso a dei beni piuttosto che sulla proprietà di essi, sul riuso piuttosto che sull’acquisto, è un fenomeno che sta prendendo piede in tutti i settori economici, in tutte le parti del pianeta.

Cosa ha permesso la nascita di questo fenomeno economico? Gli esperti sostengono che lo spazio di condivisione di informazioni offerta da internet ha permesso di creare comunità online virtuali, dove anche i privati possono offrire o richiedere beni ad altri privati. Le social communities e le piattaforme online sono dunque indubbiamente gli strumenti che hanno permesso la diffusione della sharing economy su larga scala.

Ma c’è qualcos’altro che ha spinto lo sviluppo di questo fenomeno: c’è chi parla ad esempio del ritorno di quel buon senso comune di cui si faceva e si fa largo uso nelle piccole comunità e nelle zone rurali. Da sempre infatti nei paesi, dove ci si conosce tutti, si mettono in comune risorse e si scambiano vicendevolmente beni e servizi: questo perché condividere significa risparmiare e fare miglior uso delle risorse locali. La maggior parte dei fenomeni cooperativi infatti, intesi come condivisione di proprietà o prodotti e gestione democratica di essi, sono nati nelle comunità agricole e rurali per generare benessere comune per tutti.

Come mai allora tale “buon senso contadino” è ritornato in auge proprio in questo periodo, e si è diffuso anche in enormi metropoli, dove lo spirito individualistico prevale su quello mutualistico? Non a caso, il boom della sharing economy è cominciato durante gli anni della crisi economica: per valorizzare i propri oggetti, come una casa o una macchina, privati in tutto il mondo hanno cominciato ad affittare le proprie abitazioni con AirB&B o a fare car sharing, noleggiando la propria macchina, oppure facendo essi stessi da tassisti come con Uber.

È proprio in questo periodo di difficoltà che la sharing economy è rinata sotto spoglie contemporanee per valorizzare i risparmi dei privati, e attraverso gli strumenti informatici offerti da internet ha diffuso e ripristinato su larga scala quell’antico senso comune che dice: “condividere è più sostenibile che fare acquisti inutili, allargare l’accesso a certi beni è più facile che permettere a tutti di diventarne proprietari”.

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