Agenda 2030 e transizione energetica secondo gli Enti Locali

Intervista a Carla Rey, Segretario generale dell’AICCRE, Associazione italiana per il Consiglio dei Comuni e delle Regioni d’Europa.

La transizione energetica passa da indirizzi e scelte concrete che possono, e devono sempre di più, arrivare “dal basso”. In questo senso gli Enti locali giocano un ruolo fondamentale nella traduzione degli SDGs, gli obiettivi di Sviluppo sostenibile contenuti nell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, in opere concrete capaci di rispondere ai bisogni dei cittadini e delle proprie realtà territoriali. Abbiamo intervistato Carla Rey, Segretario generale dell’AICCRE, Associazione italiana per il Consiglio dei Comuni e delle Regioni d’Europa, per farci raccontare come la cooperazione internazionale possa essere terreno fertile per fare squadra su un tema che riguarda il bene comune: rendere le nostre città sostenibili, resilienti ed inclusive entro il 2030.

Come nasce AICCRE ed in risposta a quali bisogni?

AICCRE nasce nel 1952 per rispondere ad un’esigenza di internazionalizzazione degli Enti Locali italiani. Si era da poco concluso il secondo conflitto mondiale ed era necessario riportare la pace fra le persone partendo dalle città. Nacque così l’iniziativa dei gemellaggi europei, un modo per mettere in contatto i cittadini delle città europee e creare un “patto di fratellanza” fra gli stati capace di coinvolgere non solo le amministrazioni locali, ma tutta la cittadinanza.

Come Associazione italiana per il Consiglio dei Comuni e delle Regioni d’Europa – una grande famiglia composta da 130.000 Enti Locali di tutta Europa -, AICCRE rappresenta tutti e tre i livelli italiani di governo locale (comuni, provincie e città metropolitane, regioni), occupandosi di temi internazionali e rappresentando gli Enti Locali nei contesti europei che vi incidono direttamente: il Parlamento europeo ed il Comitato delle Regioni per l’input politico che viene dato a livello di Unione europea, il Consiglio d’Europa per quanto riguarda Diritti Umani ed il controllo delle autonomie locali, ed infine la Commissione europea per le Direttive e quindi le soluzioni concrete adottate a partire dagli input ricevuti dai precedenti organismi.

L’esistenza di un’associazione capace di occuparsi di temi internazionali (non ci occupiamo infatti solo di ambito europeo ma anche internazionale rappresentando la sezione italiana del United Cities Local Governments, UCLG,) è importante per il nostro Paese soprattutto perché è a livello europeo che vengono prese le decisioni che poi influenzano le città italiane, e quindi è giusto contribuire a queste discussioni e decisioni. Inoltre, in qualità di “cittadini del mondo”, è essenziale creare relazioni e scambi tra gli Enti Locali italiani e quelli del resto del mondo.

Lo scambio e la conoscenza reciproca aumenta infatti la possibilità di fornire servizi efficienti nelle città, aiuta i cittadini ad avere un orizzonte più allargato di opportunità che non riguardano solo il settore pubblico ma anche quello privato, il terzo settore ed il mondo della ricerca.

Fortunatamente l’importanza e la strategicità di uno sguardo internazionale inizia ad essere colta anche in Italia e a beneficiarne saranno proprio le città, realtà con un ruolo centrale nel raggiungimento degli SDGs.

Portando anche in Italia la discussione sull’Agenda 2030, offrite la possibilità agli Enti Locali italiani di scambiare le loro esperienze a livello internazionale. Che tipo di riscontro avete?

L’Agenda 2030 ha finalmente rivendicato il ruolo degli Enti Locali, un ruolo innovativo e determinante che ha costretto gli Stati al dialogo tra i diversi livelli di governo. Gli SDGs, infatti, rappresentano la vera opportunità di contributo “dal basso” sulle politiche globali. Oltre ad un “ruolo”, questo importante documento fornisce anche una semplificazione di quelli che devono essere gli obiettivi di ogni Governatore e di ogni Sindaco per raggiungere lo sviluppo sostenibile: scritti in un linguaggio comune e condivisi con i rappresentanti della società civile, delle imprese, del terzo settore e del mondo della ricerca.

Gli SDGs dell’Agenda 2030 sono infatti 17 obiettivi universali e molto concreti, dotati di obiettivi di risultato, target ed indicatori che ci danno modo di definire per ogni obiettivo a che punto siamo nel percorso per il raggiungimento della sostenibilità ambientale, sociale ed economica. Valgono per tutti e a tutti i livelli di governo e questo aspetto ci ricorda come qualsiasi cittadino del mondo possa e debba farli propri, soprattutto perché non c’è ancora nessun Paese ad averli raggiunti e quindi si rende necessario uno sforzo comune.

È una grande opportunità di fare squadra su un tema che riguarda il bene comune, ovvero il rendere le nostre città sostenibili, resilienti ed inclusive entro il 2030. Per farlo dobbiamo lavorare ad un concetto di sviluppo sostenibile fondato sulle sue tre dimensioni inscindibili (economica, sociale e ambientale) in modo da essere uno sprone per le amministrazioni locali ad agire con un orizzonte temporale più esteso.

L’Agenda 2030 insegna un nuovo metodo di lavoro, ovvero la compartecipazione agli obiettivi che vanno visti in modo olistico (non si può scegliere di concorrere solo all’obiettivo che ci piace di più) e questo aiuta a comprendere che l’Agenda 2030 ed i suoi obiettivi si raggiungono solo grazie alla partecipazione di tutti. Nessuno può fare da solo.

AICCRE è facilitatore di rapporti di scambio e cooperazione fra amministratori ed enti locali di tutto il mondo. Quali sono i bisogni che emergono più frequentemente?

L’Agenda 2030 è il tema principale su cui AICCRE si concentra. Personalmente me ne occupo dal 2016 e la utilizzo anche come metodo di studio, come strumento importante per dialogare con altri settori. Su questo indirizzo, nel 2018 abbiamo creato la piattaforma Venice City Solutions 2030 sugli SDGs per mettere insieme tutte le realtà locali in una dimensione internazionale, permettendo ad ognuno di portare il proprio contributo. In questo modo si impara moltissimo da tutti, anche dai Paesi in Via di Sviluppo che molto spesso trovano soluzioni altamente innovative per raggiungere gli SDGs.

Il bisogno che emerge principalmente da queste esperienze è quello di cooperare e la cooperazione fra Enti Locali è proprio l’aspetto che può fungere da acceleratore nel raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda 2030, quindi ben vengano le esperienze capaci di mettere insieme tutti i livelli di governo ed i rappresentanti della nostra società. Abbiamo bisogno che “dal basso” ci sia un cambio culturale, partendo dagli esempi virtuosi che si possono trovare nel resto del mondo per poterli replicare e riadattare al proprio contesto.

Come AICCRE speriamo che questo percorso sia foriero di nuovi approcci. Gli Enti Locali italiani ad oggi non sono autorizzati ad intraprendere autonomamente delle azioni di cooperazione internazionale perché si è eliminata la definizione di “cooperazione decentrata”, ovvero quella che nasce dalle città. Si tratta di un limite che deve essere superato grazie ad una normativa che consenta di intraprendere queste attività in autonomia, perché questo limita l’azione sul panorama internazionale impedendo alle nostre città di essere le promotrici di azioni di scambio sull’Agenda 2030.

Qual è il grado di sensibilità delle istituzioni sui temi della transizione energetica? Nella vostra esperienza, il modello delle Comunità energetiche riesce ad emergere come mezzo attraverso cui concorrere al raggiungimento degli SDGs?

La parola “Comunità” ha un valore immenso perché rimette l’uomo al centro della discussione e rivalorizza il territorio partendo dai reali bisogni dei cittadini.

Credo che il tema della transizione energetica sia un tema prioritario in questo momento storico, soprattutto con le difficoltà che si riflettono sugli amministratori locali che si trovano a dover gestire servizi che spesso non sono adeguati e per i quali non ci sono sufficienti risorse.

Per questo motivo le Comunità energetiche sono esperienze che è necessario avvicinare sempre di più agli Enti Locali, perché fare parte di una “Comunità” significa integrare voci diverse e valorizzare il rapporto di partenariato tra il pubblico e il privato, ognuno con specifiche caratteristiche che devono essere messe a fattore comune per creare il valore più alto possibile per le persone.

Più riusciamo a dialogare con il mondo della ricerca, dell’impresa locale e delle città, più riusciremo a trovare delle soluzioni integrate capaci di tenere conto di questi aspetti.

Diventa essenziale costruire le Comunità energetiche partendo da visioni diverse, in modo tale che ci sia il punto di vista dell’impresa e la sua spinta all’innovazione ed il punto di vista dell’ente locale con i bisogni della comunità che devono essere raggiunti grazie alle nuove tecnologie e l’innovazione.

Se le Comunità energetiche saranno costituite a partire dalle indicazioni contenute nell’Agenda 2030 non si occuperanno solo di energia pulita e di soluzioni tecniche contingenti a certi SDGs, ma sapranno rispondere a moltissimi bisogni della comunità e, anche grazie all’Agenda ONU, gli Enti Locali oggi sono pronti a ragionare su questi innovativi modelli energetici che garantiscono benefici sia alle imprese che alle persone.

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