Cooperative elettriche storiche, tra passato e futuro

Intervista a Dino Vaia e Gianluca Schiavi, Presidente e Direttore Generale del Consorzio elettrico di Stenico (CEIS).

Le Comunità energetiche sono un tema di grande attualità che tuttavia affonda le proprie salde radici nella storia. Vi abbiamo raccontato l’origine della nostra Comunità energetica WeForGreen, con l’affascinante storia della centrale Lucense nata nel 1923. Ma non è l’unica poiché il nostro Paese è ricco di esperienze energetiche cooperative che hanno resistito e prosperato negli anni, fino ad arrivare a noi come modelli pionieristici di soluzioni più attuali che mai. Abbiamo intervistato Dino Vaia e Gianluca Schiavi, Presidente e Direttore Generale del Consorzio elettrico di Stenico (CEIS), in provincia di Trento, per farci raccontare come le Cooperative elettriche storiche siano riuscite a mantenere la propria attività, nonostante la nazionalizzazione dell’energia elettrica avviata nel 1963, e come, in più di 100 anni, siano state in grado di garantire un servizio e portare benefici ai propri soci, nonostante le continue sfide legate al mondo dell’energia.

Come nasce il Consorzio elettrico di Stenico?

Il Consorzio Elettrico di Stenico nasce nel 1905 per iniziativa di uomini lungimiranti dell’area delle Giudicarie Esteriori, con la finalità di avviare attività di produzione elettrica nel territorio per alimentare inizialmente impianti di illuminazione pubblica del territorio e, in un secondo momento, fornire forza motrice alle attività economiche della valle. Il primo impianto fu allacciato nel 1907 a Ponte Pià sfruttando le acque del Rio Bianco. Oggi il Consorzio gestisce la rete di distribuzione elettrica del territorio delle Giudicarie Esteriori, produce energia grazie a due impianti idroelettrici e 5 impianti fotovoltaici e fornisce energia ai soci e agli utenti che lo richiedano. In totale ha 4.500 soci e fornisce circa 6.000 utenze, immettendo in rete mediamente 20 GWh di energia pulita.

Esso è inserito tra le Cooperative elettriche storiche, ossia quelle realtà che nonostante la nazionalizzazione dell’energia elettrica avviata nel 1963, hanno potuto mantenere le attività inerenti a questo settore.

Che tipo di valore ha generato storicamente per il territorio?

Grazie alle forze che è riuscito ad attrarre intorno a sé, il Consorzio Elettrico di Stenico negli anni è riuscito a garantire l’erogazione di un servizio fondamentale per lo sviluppo del territorio e per il benessere delle comunità. L’importante produzione energetica sviluppata e la corretta gestione della rete di distribuzione in un territorio difficile come quello montano hanno permesso di assicurare la fornitura di un bene essenziale come quello energetico, in un territorio in cui il settore privato tout court non aveva interesse ad investire e, in particolare, in momenti complessi per il settore energetico come quelli vissuti negli ultimi anni.

Inoltre, in una terra in cui la cooperazione ha sempre rappresentato un valore e un modello economico equilibrato in termini di distribuzione del valore generato, il Consorzio è riuscito a tradurre questo humus culturale anche in un ambito complesso e tecnicamente specifico come quello energetico.

Che tipo di risposte e benefici riesce a dare oggi ai propri soci?

Essendo una cooperativa storica, il Consorzio garantisce da sempre la fornitura dell’energia prodotta ai propri soci senza far pagare loro gli oneri di sistema, ossia generando un risparmio di circa il 25% rispetto agli altri utenti. Inoltre, l’attività di produzione energetica e la corretta valorizzazione della stessa sul mercato permette la maturazione di margini che vengono redistribuiti annualmente tra i soci attraverso dei ristorni approvati in assemblea.

Oltre al valore economico, il Consorzio genera un rilevante impatto ambientale in quanto tutta la sua produzione avviene da fonti rinnovabili, quindi vi è una significativa riduzione delle emissioni di CO2 necessarie per garantire energia alla valle in cui opera.

Infine, da un punto di vista sociale, il Consorzio partecipa alla vita civile e culturale del suo territorio erogando borse di studio, promuovendo iniziative di sensibilizzazione sul territorio rispetto al tema della sostenibilità e gestendo un bene comune significativo come la rete di distribuzione elettrica.

Quali sono le sfide più significative che state vivendo in questo momento?

Sicuramente questo tempo per chi si occupa di energia rappresenta un terreno continuo di sfide da affrontare, innovando l’approccio e il metodo. Partendo dalla questione ambientale, a causa della siccità quest’anno abbiamo registrato una riduzione della produzione dell’idroelettrico di circa il 50%. Questo è un effetto concreto della questione climatica che il mondo ha affrontato qualche giorno fa durante la COP27 e per noi ha un impatto non trascurabile da un punto di vista economico, in particolare in un momento come questo di forte tensione sui mercati energetici.

A questo stiamo rispondendo con l’implementazione di una strategia di diversificazione delle fonti di produzione, concentrandoci anche sul biogas e sul fotovoltaico. Queste fonti, però, necessitano di coordinamento territoriale, chiarezza normativa e stabilità della regolazione che in un momento teso come questo difficilmente sono garantite dal contesto esterno.

Un’altra sfida importante è il mantenimento di tassi di partecipazione aperta e propositiva sui territori in cui storicamente insistiamo. In un contesto cooperativo radicato come il nostro, spesso rischiano di prevalere dinamiche di puro interesse localistico rispetto che di aperta visione innovativa. La sfida per noi è avviare percorsi che stimolino la comprensione del valore comune che ha un’esperienza come la nostra e smuovano ad una partecipazione vera e concreta nelle dinamiche di sviluppo territoriale della nostra realtà.

Il vostro modello è precursore di quello che oggi viene definito con il termine “Comunità energetica”, che consigli dareste alle esperienze che stanno nascendo su tutto il territorio nazionale?

La nostra esperienza sicuramente prova il fatto che la cooperazione e l’aggregazione di forze in ambito energetico garantiscono la risposta nel lungo termine a bisogni energetici che, mai come in questo momento, sono sentiti dalle comunità. Il consiglio che come realtà matura in questo ambito ci sentiamo di dare è sicuramente di mantenere viva la motivazione prima e l’informazione diffusa, che sono motori importanti di partecipazione e continua rigenerazione dei progetti di condivisione dell’energia.

Nel vostro futuro vedete la costituzione di una o più Comunità energetiche da decreto?

Sicuramente stiamo approfondendo questa nuova opportunità, con tutte le forze sociali che sono presenti nel nostro territorio. Tuttavia, aspetti come l’incompletezza della normativa e la “novità” di questi modelli, sicuramente limitano lo sviluppo nel breve di comunità di energia rinnovabile nel nostro territorio. Detto ciò, siamo fiduciosi che possano rappresentare un’ulteriore opportunità di innovare la nostra organizzazione e di avviare i percorsi di diversificazione delle fonti che abbiamo impostato.

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