Dagli scarti della vanillina nasce una bioplastica resistente

Dalla Bowling Green State University arriva una bioplastica sostenibile che impiega l’ingrediente più dolce della nostra credenza


Un team di scienziati americani, capitanati dal Dott. Jayaraman Sivaguru ha intuito come dagli scarti vegetali sia possibile produrre una bioplastica resistente, duratura e teoricamente riciclabile all’infinito, “semplicemente” impiegando nella sua realizzazione “mattoncini” a base di vanillina, la celebre molecola aromatica che caratterizza la vaniglia.

Si tratta di polimeri alternativi al petrolio e pertanto molto vantaggiosi per l’ambiente da un punto di vista produttivo, che però ancora possiedono delle “debolezze” legate ai livelli di qualità ed i processi di riciclo. Per provare a chiudere il cerchio, il team di ricercatori, in collaborazione con i colleghi della North Dakota State University di Fargo, ha cercato una soluzione a partire dai residui di lavorazione della cellulosa. Il lavoro si è focalizzato su materie plastiche a base biologica nelle quali il processo di degradazione potesse essere innescato dall’irraggiamento luminoso a particolari lunghezze d’onda, e il risultato è stato interessante.

Quando la bioplastica assorbe la luce a 300 nm (UV-B) entra infatti in uno stato di eccitazione, innescando la sua stessa biodegradazione. E poiché, normalmente, questa lunghezza d’onda è quasi tutta assorbita dall’atmosfera terrestre, il prodotto finale non teme un degrado prematuro alla luce solare. Il riciclo può essere attivato on demand semplicemente irradiandolo con UV-B.

La ricerca è stata pubblicata su Angewandte Chemie (in lingua inglese). Buona lettura!

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