Una batteria ecologica da ferro e filtri di caffè

L’innovazione di una startup svizzera che porta la luce nell’Africa rurale.

Con una singola carica, la batteria creata dalla startup svizzera hiLyte, fondata da due laureati della School of Engineering (STI) dell’EPFL, può alimentare una lampadina a LED per cinque ore o caricare un telefono cellulare, utilizzando ferro, acqua, filtri per caffè e filtri in carbonio.

Questa invenzione si inserisce fra gli sforzi mondiali legati all’ accesso all’elettricità, che ad oggi purtroppo non sono ancora allineati all‘obiettivo di sviluppo sostenibile (SDG) 7.1, che prevede di garantire universalmente servizi energetici accessibili, affidabili e moderni entro il 2030. La situazione più grave si riscontra nell’Africa sub-sahariana dove ben 600 milioni di persone (il 57 per cento della popolazione) vive senza energia elettrica.

Proprio per questo motivo, la società ha deciso di testare una dozzina di prototipi della sua batteria ecologica proprio in alcune famiglie della Tanzania, gestendo la sperimentazione attraverso una filiale con personale locale.

La nostra tecnologia ha il potenziale per cambiare la vita quotidiana delle persone”, afferma Briac Barthes, che ha conseguito un master in ingegneria meccanica e ha co-fondato la società. “Per una delle famiglie pilota, la batteria ecologia ha permesso alla figlia di studiare la sera. Avere luce può anche trasformare il modo in cui le persone interagiscono, offrendo opportunità di socializzazione per famiglie isolate e vulnerabili”.

La nuova batteria ecologica riutilizzabile possiede quattro scomparti. Quando c’è bisogno di energia, l’utente deve semplicemente ricaricare l’unità con materiali di consumo: sottili fogli di ferro, filtri per caffè e feltro in carbonio vengono inseriti nelle quattro porte. È necessario quindi versare una soluzione di acqua e polvere di solfato di ferro all’interno della batteria. Quando il liquido penetra nel filtro, dissolve lentamente la lamina di ferro. Questo processo rilascia elettroni, generando così elettricità. Gli utenti possono quindi sfruttare questa potenza collegando una lampada o un telefono cellulare alla porta USB integrata della batteria.

Il dispositivo – si legge nella nota stampa dell’EPFL – costa circa la metà di una lampada a cherosene e i materiali di consumo costano solo 12 centesimi per ricarica. “Una volta ricaricata, la batteria produce elettricità per cinque ore”, aggiunge Barthes. La società si sta attualmente concentrando sulla Tanzania, ma prevede di espandersi in altri mercati.

Source: Rinnovabili.it – Foto: EPFL

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