La micromobilità in Italia

Cos’è e come funziona il nuovo modo di spostarsi nei centri urbani


Dal 2020 ad oggi le principali città italiane stanno assistendo ad un cambiamento sostanziale della mobilità, si tratta della cosiddetta micromobilità: monopattini elettrici, hoverboard sia privati che in condivisione, rendono il trasporto nei centri urbani comodo e veloce. La micromobilità si basa sul concetto di sostenibilità e comodità, con lo scopo di servire i brevi spostamenti urbani e fare del bene all’ambiente. Questo comporta una pianificazione strategica del servizio, che garantisca le modalità di sharing dei mezzi e una distribuzione calibrata dei veicoli in città, che ne eviti l’accumulo.

I dati del Rapporto Mobilitaria 2021 ci forniscono informazioni sullo stato della micromobilità in sette città metropolitane italiane, che dal 2020 hanno registrato una crescita della quantità di mezzi disponibili. Nel 2020, Roma è stata la città con più mezzi di micromobilità operativi (15.250 mezzi), seguita da Milano (3.750), Torino (3.500). Bari e Napoli hanno rispettivamente circa 1.000 mezzi di micromobilità, mentre Venezia e Firenze sono in fondo alla classifica. 

Un fattore critico per la micromobilità è la regolamentazione stradale. Spesso infatti, gli utenti guidano anche in luoghi in cui non dovrebbero, ad esempio lungo piste ciclabili o marciapiedi, poiché non vi è una normativa universale stabilita. Altro fattore critico è l’utilizzo di smartphone o di app da scaricare per usufruire dei mezzi di micromobilità, che rende il servizio inaccessibile ad una parte di popolazione. Tuttavia l’innovazione della micromobilità è apprezzata dagli utilizzatori di questi mezzi sostenibili e il margine di crescita e miglioramento si dimostra molto ampio.

Foto di Thomas Wolter da Pixabay

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