Al World Economic Forum il cambiamento climatico è il maggior rischio globale

Il Global Risk Report 2016 pubblicato sul sito del World Economic Forum (WEF) richiama l’attenzione sul tema del cambiamento climatico come il problema mondiale numero 1. Il meeting annuale, che ha lo scopo di impegnare esperti e leader mondiali in attività condivise per dare forma all’agenda economica mondiale, comincia oggi, mercoledì 20 gennaio, e si concluderà sabato 23, nella consueta località di Davos-Klosters in Svizzera.

E’ la prima volta nella storia di questo report economico che il rischio ambientale conquista il primo posto nelle classifiche. Più precisamente, il rischio non è tanto il cambiamento climatico, quanto l’adattabilità della nostra specie e le importanti conseguenze migratorie, economiche, sociali e ambientali che ne deriverebbero. Come riportato nel documento infatti, «la mancata mitigazione e il mancato adattamento al cambiamento climatico sono il rischio globale numero uno in termini di impatto, mentre il rischio più probabile è costituito dalle migrazioni involontarie su larga scala, che registrano quest’anno la più forte crescita in termini di impatto e di probabilità».

La gravità del problema climatico è dovuta alla serie di episodi interconnessi che possono scatenarsi qualora non siano prese le giuste misure per combatterlo, come crisi per la scarsità dell’acqua, perdita della biodiversità dovuta all’estinzione di alcune specie e collasso di ecosistemi. Come precisa il Report «Le preoccupazioni ambientali sono state in prima linea negli ultimi anni, riflettendo il fatto che i rischi connessi con il cambiamento climatico si stanno muovendo da ipotetici a certi a causa delle azioni insufficienti che sono state abbracciate per combatterlo».

L’idea è quindi che i rischi siano reversibili qualora ci si affretti a prendere provvedimenti per fermarne l’avanzata, cosa che è possibile solo grazie ad un’azione congiunta da parte delle potenze politiche ed economiche mondiali. Ci si auspica quindi che il WEF, così come la recentemente conclusa COP21, portino consapevolezza e piani strategici concreti per combattere tali rischi.

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