Crisi climatica, la percezione dei più giovani

Save the Children ha coinvolto 42.000 bambini e ragazzi in 15 Paesi, tra cui l’Italia, in un’indagine sulla percezione della crisi climatica da parte dei più giovani.

L’indagine di Save the Children è partita in primavera: tra maggio e agosto sono stati diffusi più di 42.000 questionari ai più giovani di 15 Paesi, compreso il nostro, chiedendo loro riflessioni ed esperienze relative alla crisi climatica, ai cambiamenti meteorologici e alle catastrofi naturali. 

In Italia sono stati intervistati in 317 tra bambini, bambine, ragazzi e ragazze, tra i 10 e i 25 anni. Il 78% di loro pensa che il calore estremo sia uno dei principali disastri legati ai cambiamenti climatici che li riguarda, il 68% lo pensa della siccità, il 44% degli incendi. 

Due giovani su tre hanno dichiarato che nelle loro famiglie c’è stato un peggioramento delle condizioni di accesso a beni essenziali come vestiti o carburante; il 53% di loro ha denunciato di avere più difficoltà a ottenere acqua pulita.

Per il 91% c’è stato un peggioramento meteorologico in Italia e per l’84% ad essere aumentato è il degrado ambientale. Secondo i giovani e le giovani del nostro Paese, le fasce di popolazioni più colpite sono quelle che vivono in povertà. 

Gli esiti dell’indagine sono pubblici e consultabili nel dossier “Generation Hope: 2,4 miliardi di ragioni per porre fine alla crisi globale del clima e delle disuguaglianze”.

L’obiettivo dell’indagine

L’Organizzazione si rivolge ai leader mondiali chiedendo loro di ascoltare la richiesta dei più giovani di maggiori impegni per contrastare la crisi climatica, rispettare gli impegni internazionali e intervenire sugli impatti sproporzionati sui bambini. “I paesi più colpiti dalla crisi climatica globale e dalle conseguenti disuguaglianze – spiega Save the Children in una nota –  stanno affrontando costi crescenti per il rimborso del debito a causa delle turbolenze economiche globali che impediscono loro di investire nella protezione e nei servizi vitali per l’infanzia, compresa la protezione dai disastri climatici e dalla crisi alimentare globale”.

L’invito è rivolto innanzitutto ai ministri delle Finanze delle economie più forti del G20 che la prossima settimana si incontreranno: la richiesta è che concordino misure globali di riduzione del debito e aumentino i finanziamenti umanitari, di sviluppo e per gli interventi climatici. 

Tutti gli adulti – ha dichiarato Inger Ashing, CEO di Save the Children International – hanno il dovere di mantenere la speranza nei confronti dei bambini. I leader dei Paesi più ricchi del mondo hanno il potere particolare di trasformare questa speranza in azione, riducendo le emissioni di carbonio a casa propria e sbloccando i finanziamenti che sono urgentemente necessari per sostenere i Paesi che stanno soffrendo maggiormente la crisi climatica e le disuguaglianze ma che ne sono responsabili in minor misura. Le disuguaglianze e l’emergenza climatica sono alla base della crisi alimentare globale che sta lasciando tre miliardi di persone senza accesso a cibo nutriente e a causa della quale 811 milioni di persone vanno a letto affamate ogni notte. Dobbiamo agire con urgenza, se non vogliamo che emergenze di questa portata si moltiplichino nei prossimi anni”.

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