Oltre 1,5°C di surriscaldamento: cosa dice il nuovo report UNEP
Il nuovo report delle Nazioni Unite uscito il 2 settembre segna un momento di svolta nel modo in…

17/09/2026Il nuovo report delle Nazioni Unite uscito il 2 settembre segna un momento di svolta nel modo in cui parliamo di crisi climatica. Si intitola Limiting Overshoot: Navigating exceedance of 1.5°C and pathways towards return, ed è stato curato dall’UNEP (United Nations Environment Programme), il programma ambientale dell’ONU.
Il titolo, già di per sé, ci dice molto: non parliamo più di come evitare di superare la soglia di 1,5°C di riscaldamento globale – limite massimo fissato con l’Accordo di Parigi del 2015 – ma di come limitare il tempo che passeremo al di sopra di quella soglia. È un cambio di prospettiva importante, che vale la pena analizzare per capire cosa significa.
Cosa sta succedendo?
I dati del report UNEP sono chiari: anche nello scenario più ottimistico – quello in cui tutti i Paesi rispettano pienamente i propri piani climatici e raggiungono l’obiettivo di emissioni nette zero – il riscaldamento globale toccherà un picco di +1,8°C rispetto ai livelli preindustriali. Un dato già anticipato alla COP30 di Belém, nel novembre 2025, quando si era ammesso che restare sotto 1,5°C non era più realistico.
Può sembrare una differenza minima, ma non lo è. Sopra il grado e mezzo, gli scenari smettono di essere favorevoli per l’umanità: i mari si alzano più rapidamente, i ghiacciai si sciolgono più rapidamente (fino al 25% di massa in meno entro il 2100), alcuni sistemi naturali fondamentali – come le calotte polari, la circolazione atlantica (AMOC, Atlantic Meridional Overturning Circulation) o la foresta amazzonica – rischiano cambiamenti irreversibili.
Tutte queste conseguenze hanno poi effetti a cascata sulle persone, le comunità, i territori. Il risultato è meno acqua dolce disponibile, città e isole a rischio sommersione, fino al 14% in meno di produzione alimentare entro il 2050 (se non interverremo con sistemi di adattamento efficaci), ondate di calore e allagamenti sempre più frequenti nelle nostre città, ecosistemi marini danneggiati dall’acidificazione degli oceani.
Come arginare il problema?
Se non possiamo più evitare di superare la soglia, cosa possiamo fare? Il report UNEP propone un nuovo obiettivo: ridurre al minimo il tempo trascorso sopra 1,5°C. Per farlo, è necessario lavorare contemporaneamente su due fronti: riportare la temperatura sotto quella soglia il prima possibile e proteggere fin da subito le persone e gli ecosistemi più vulnerabili.
Il report UNEP pone come necessaria la riduzione dei gas serra e, a tal proposito, delinea una strategia sviluppata in tre tappe:
- risposta immediata: tagliare drasticamente le emissioni e introdurre misure di adattamento per proteggere chi è più esposto;
- contenimento: una volta raggiunto il picco, cercare di contenere gli impatti negativi proseguendo con la decarbonizzazione fino alle emissioni nette zero, gestendo nel frattempo rischi e impatti;
- resilienza: arrivare a emissioni negative di CO2, mentre la temperatura scende e si stabilizza, e continuare a adattarsi dove i danni sono già irreversibili.
Il ruolo della rimozione della CO2
Un capitolo interessante del report UNEP riguarda la rimozione della CO2 dall’atmosfera (CDR, Carbon Dioxide Removal), attraverso metodi naturali come la riforestazione o tecnologie innovative come lo stoccaggio geologico.
La rimozione della CO2 avrà un ruolo importante nell’invertire la tendenza attuale, ma il report è onesto: non basterà questa azione a risolvere il problema. Anche in uno scenario ottimistico, potrebbe abbassare la temperatura solo di qualche decimo di grado.
Per questo la priorità resta, senza sorprese, la riduzione diretta delle emissioni, insieme a un’azione decisa sugli inquinanti climatici a vita breve come il metano, che pur restando meno a lungo in atmosfera hanno un impatto molto forte sul riscaldamento.
Cosa possiamo fare adesso?
Un punto che il report UNEP ribadisce con forza è quello della responsabilità storica: chi ha contribuito di più al riscaldamento globale ha il dovere di agire con più decisione, mentre i paesi che sono già oggi più colpiti – spesso quelli che hanno contribuito meno alla crisi – devono avere un ruolo attivo nelle decisioni che li riguardano. Cooperazione internazionale, trasferimento di conoscenze e finanziamenti restano leve imprescindibili.
Il messaggio finale del report è tanto scomodo quanto necessario: anche se riusciremo a tornare sotto 1,5°C, alcuni effetti saranno irreversibili. Comunità che dovranno spostarsi, sistemi agricoli da ripensare, infrastrutture da adattare a un clima diverso.
I mezzi per invertire la rotta, sottolinea l’UNEP, ci sono già. Manca la volontà collettiva di usarli, sia da parte delle istituzioni che da parte di ciascuno di noi, nelle scelte quotidiane e nelle pressioni che possiamo esercitare per chiedere un cambiamento reale.
Per quanto piccolo, lo sforzo di ciascuno di noi può contribuire all’abbassamento della temperatura globale. Ecco perché è importante procedere uniti nella stessa direzione: tornare, il prima possibile, sotto la soglia di 1,5°C e salvare l’unico pianeta che può ospitarci.


