Vivere a basso impatto grazie al co-housing

Attuare comportamenti di “sharing“, sviluppano iniziative e stili di vita sostenibili. Un esempio tangibile è dato dal co-housing. Questo fenomeno, che letteralmente si presenta come la condivisione di spazi abitativi si è sviluppato a partire dagli anni Settanta nei paesi nord europei, ed oggi sembra rappresentare un modello abitativo per le metropoli.

Una recente pubblicazione edita in Inghilterra, “Low Impact Living Communities in Britain” scritta da Sarah Bunker, Chris Coates, James Dennis e Jonathan How, presenta il modello delle comunità a basso impatto in Gran Bretagna e affronta il tema del co-housing come soluzioni di abitare in modo sostenibile. In particolare, nella prefazione del libro, Dave Darby, il direttore della Impact Living Initiative Low (LILI) afferma che le nuove abitazioni urbane cooperative e progetti di co-housing saranno il volano per promuovere uno sviluppo urbano sostenibile, a basso impatto ambientale con risvolti positivi dal punto di vista sociale.

E in Italia? Ci sono esperienze interessanti nelle grandi città come Milano e Torino. Numero Zero è un progetto di co-housing nato nel 2009 a Torino, nel quartiere di Porta Palazzo. Qui, l’associazione dei proprietari, Coabitare, hanno sviluppato ristrutturando una palazzina ottocentesca, facendola diventare un’area abitativa con diversi spazi comuni: terrazzo, cortile, due sale multifunzionali, un laboratorio, una cantina.

A Milano il primo co-housing si è promosso anch’esso nel 2009 a Bovisa, il Urban Village Bovisa, e vede 32 famiglie con diverse aree comuni, tra le quali una terrazza con piscina e solarium, un soggiorno polifunzionale con cucina, una lavanderia e stireria, una stanza dedicata agli hobby e anche un deposito per gli acquisti dei gruppo d’acquisto solidale, e un’auto elettrica con la modalità del car sharing.

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