Cooperativa de Zopè

La cooperazione come risposta ai bisogni della Comunità

Intervista a Zeno Sagui, Presidente della Cooperativa de Zopè

Zoppè di Cadore è il paese meno popolato della provincia di Belluno. Situato a 1.500 metri di altitudine, nella valle del torrente Rutorto, ospita meno di 200 abitanti che possono raggiungerlo da un’unica via, la strada che parte da Forno di Zoldo.

Le caratteristiche di questo territorio non hanno però fermato la sua Comunità e la virtuosa esperienza della Cooperativa de Zopè lo dimostra. Associata Legacoop Veneto e socia WeForGreen Sharing, la Cooperativa de Zopè è il mezzo attraverso cui gli abitanti di questo paese ricco di storia, un anno fa, hanno deciso di tornare a guardare al futuro con fiducia e tante nuove idee. Noi ci siamo fatti raccontare questa storia di cooperazione dal suo presidente, Zeno Sagui.

Quando e perché è nata la Cooperativa de Zopè? In quale contesto si inseriva e a quali bisogni cercava di rispondere?

La nostra Zoppè è un paese molto piccolo, abitato originariamente da un popolo di carbonai. Qui si produceva il carbone vegetale che serviva per i forni in cui venivano lavorati i metalli mandati poi a Venezia per la costruzione della città.

Verso la metà dell’800 qualcuno ebbe la fortuna di imbattersi nella ricetta del gelato artigianale che da subito trovò la sua fortuna a Vienna. All’epoca il territorio faceva parte dell’impero austro-ungarico e molti degli abitanti conoscevano la lingua e quindi vennero presto ingaggiati per esportare la produzione di questa prelibatezza. Anche dopo le guerre mondiali questa economia ha fatto la sua fortuna principalmente in Germania, dando da vivere all’intera vallata.

A dispetto di questa unicità che ci ha fatti conoscere in tutta Europa e in America Latina, trattandosi di un paese che non ha sbocchi su altre vallate, non c’è mai stata grande possibilità di espansione economica. Con il passare degli anni Zoppè si è svuotata, facendoci rimanere in pochi, senza un negozio di generi alimentare e senza un bar.

Così l’anno scorso la nostra Comunità si è mossa e, anche grazie alla proattività del sindaco e dell’amministrazione territoriale, ci siamo imbarcati in questa avventura con l’obiettivo di mantenere vivo il nostro paese.

Perché avete scelto il modello cooperativo? Quanto ha contribuito al coinvolgimento della comunità nel recupero dell’attività?

I membri della Comunità si sono messi in gioco e abbiamo pensato a questo modello proprio perché c’è stata una forte cooperazione fra le persone coinvolte.

Siamo partiti con un sondaggio che nel giro di pochissimi giorni ha avuto un grande riscontro, a dimostrazione dell’importanza attribuita a questo progetto dagli abitanti di Zoppè. Sono stati più di cento i cittadini che hanno partecipato versando una quota per consentire la creazione di questa Cooperativa e la riapertura del negozio di generi alimentari e del bar.

A Zoppè c’è voglia di rimboccarsi le maniche. Abbiamo installato anche un totem grazie al quale poter fare ordini online presso i supermercati in valle, più forniti del nostro Alimentari. È lo stesso Sindaco, Paolo Simonetti, a mettersi a disposizione ogni giorno per il ritiro e la consegna dei prodotti direttamente a casa dei cittadini e questo dimostra quanto ogni membro della Comunità creda nel valore della cooperazione.

Ad un anno dalla sua nascita, quali benefici ha portato alla Comunità e quali ostacoli ha incontrato?

La Cooperativa è stata formalmente costituita a dicembre 2021, con l’obiettivo di riuscire ad aprire il negozio di generi alimentari prima di Natale. In questi mesi abbiamo avuto la fortuna di poter dare lavoro a due persone con un contratto a tempo indeterminato. In più quest’estate abbiamo avuto l’appoggio di studenti e studentesse universitarie rientrate per il periodo estivo che si sono messi a disposizione e ci hanno aiutato nella gestione dei due esercizi commerciali.

Attualmente però gli studenti sono rientrati nelle città universitarie e fatichiamo a tenere aperti sia il bar che il negozio, gestiti in contemporanea dai due dipendenti. Abbiamo anche pubblicato degli annunci per cercare delle giovani coppie che vogliamo cambiare vita lasciandosi alle spalle il caos della città e stabilirsi a Zoppè. La Cooperativa offrirebbe un contratto di lavoro e la ricerca di un appartamento, ma per adesso non abbiamo avuto risposte e la buona volontà dei cittadini che si mettono volontariamente a disposizione dei bisogni della Cooperativa non sempre basta.

Il paese ha dimostrato un grande attaccamento al progetto ed i risultati iniziano a farsi vedere, ma la nostra Cooperativa è ancora una scommessa perché Zoppè rimane un paese di persone anziane che spesso, al di là del contributo per l’avvio del progetto, non hanno possibilità di offrire la propria disponibilità.

Un altro sogno nel cassetto che abbiamo come cooperativa, per far vivere Zoppè e dare da vivere alle sue persone perché possano rimanere in questi luoghi, è la creazione di un “albergo diffuso”. Sono state proprio le riaperture del negozio e del bar ad ispirare una decina di famiglie del posto che hanno messo a disposizione alcuni alloggi per riportare il turismo in questa oasi di pace. Speriamo di poterlo realizzare.

In conclusione, vivere e lavorare a 1.500 metri non è facile, ma la nostra Comunità non si dà per vinta.

Una storia di partecipazione e sostenibilità

In questo racconto, il modello cooperativo si dimostra capace di rispondere ai bisogni di una Comunità che desidera partecipare attivamente allo sviluppo e alla tutela del proprio territorio. La Cooperativa de Zopè ha tradotto questo desiderio in molte attenzioni per le persone ed il territorio, fra cui l’adesione alla cooperativa energetica WeForGreen, il mezzo attraverso cui ha potuto fare della sostenibilità un altro valore su cui scommettere.

Zoppè di Cadore vi aspetta!

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