Polimeri plastici, velocemente biodegradabili

Una nuova ricerca della Cornell University, dopo 15 anni di studi, creato un polimero plastico che inizia a biodegradarsi in soli 30 giorni di esposizione ai raggi ultravioletti.


Dalle ricerche degli scienziati della Cornell University è stato sviluppato un polimero plastico con una resistenza paragonabile ai materiali più duraturi, ma in grado di biodegradarsi rapidamente se esposto ai raggi UV, con l’obiettivo di ridurre l’inquinamento da plastica nei corsi d’acqua e negli oceani.

Questo tipo di polimero plastico, secondo la ricerca pubblicata sul Journal of American Chemical Society, sarebbe più in linea con le nostre attuali esigenze ambientali e potrebbe essere utilizzabile anche nell’industria della pesca. Lo studio vorrebbe infatti contribuire alla tutela dei mari, in particolare riducendo la persistenza di quei materiali, come le lenze da pesca, che se abbandonati possono rimanere nell’ambiente anche per 600 anni.

Come spiega Bryce Lipinski, dottoranda nel laboratorio di Geoff Coates, la pesca commerciale contribuisce alla metà di tutti i rifiuti di plastica che finiscono negli oceani. Reti e corde sono composti principalmente da tre tipi di polimeri: polipropilene isotattico, polietilene ad alta densità e nylon-6,6, nessuno dei quali si degrada facilmente. Invece il polimero plastico creato dal team della Cronell University “ha le proprietà meccaniche richieste dagli strumenti da pesca commerciale”, ma se disperso nell’ambiente acquatico “può degradarsi in una scala temporale plausibile”, rendendo così realistica la fondamentale riduzione “dell’accumulo di plastica persistente nell’ambiente”. 

I ricercatori hanno dovuto lavorare per 15 anni allo sviluppo di questo tipo di polimero plastico, chiamato ossido di polipropilene isotattico (iPPO) la cui prima scoperta risale al 1949. Solo oggi però, dopo numerosi tentativi, gli studiosi sono riusciti a fornire resistenza meccanica e fotodegradazione.

Questo polimero plastico infatti si rompe quando esposto alle radiazioni ultraviolette, ma il suo tasso di degradazione dipende dall’intensità della luce, il che potrebbe essere un problema. Lipinski ha però fatto notare come in laboratorio la lunghezza della catena polimerica del materiale sia diminuita di un quarto dopo soli 30 giorni di esposizione, dato che fa ben sperare. Per i ricercatori è necessario non lasciare alcuna traccia di plastica nell’ambiente e per ottenere questo risultato sono pronti a lavorare ancora, fosse anche altri 15 anni. 

Foto di Free-Photos da Pixabay 

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